Il pedale di risonanza



A cosa servono i pedali del pianoforte? Scopriamolo insieme!

pedale di risonanza - sustainI pianoforti hanno due o tre pedali (ed in qualche caso anche 4 pedali). Il pedale più utilizzato è il pedale che si trova a destra chiamato “pedale di risonanza” (anche chiamato “pedale di destra” o “pedale del forte”).

Il pedale di risonanza, quando viene premuto, solleva gli smorzatori delle corde, consentendo a queste ultime di vibrare liberamente. Questo pedale serve quindi a sostenere i suoni prolungandone la durata nel tempo. Non a caso viene anche chiamato sustain.

Il pedale centrale (nel caso di pedaliera con 3 pedali) o il pedale di sinistra (nel caso di pedaliera con 2 pedali) si chiama “Pedale tonale” (o Sordina).



Questo pedale interpone un feltro fra la cordiera ed i martelletti producendo un suono meno intenso.

Il pedale di sinistra (nel caso di pedaliera con 3 pedali) si chiama “Pedale del Piano” (o pedale “Una corda”). Il pedale “Una corda” fu inventato nel 1722 da Bartolomeo Cristofori, che realizzò anche il primo pianoforte!

Nei pianoforti verticali la martelliera viene avvicinata alle corde provocando una corsa minore per i martelletti che di conseguenza producono una minore intensità del suono.

Il quarto pedale del pianoforte

Ad esempio il modello FAZIOLI F308 É dotato di un pedale aggiuntivo o quarto pedale inventato da FAZIOLI che dà la possibilità di ridurre ulteriormente il volume del suono senza modificarne il timbro.

La tecnica del pedale

Il pedale va premuto con il piede destro senza staccare il tallone dal pavimento.



Come riconoscere al volo una tonalità in base all’armatura di chiave



Esistono 2 trucchetti facili per riconoscere al volo una tonalità in base all’armatura di chiave, ed in questo articolo ve li insegnamo!

Prima di tutto occorre distinguere tra tonalità “bemollate” e “diesate” (nelle tabella sottostante le possiamo visualizzare):

Armature di chiave - Tonalità

TONALITA’ “DIESATE”



Ora, per quanto riguarda le tonalità “diesate”, prendiamo ad esempio la tonalità di Re maggiore che ha 2 diesis nell’armatura di chiave ed eseguiamo questi due semplici passaggi.

  1. Osserviamo l’ultimo diesis a destra (nel nostro esempio è un Do#)
  2. Ora pronunciamo la nota immediatamente successiva a questa (Re)

Ecco trovata la tonalità (appunto tonalità di Re  maggiore)!

TONALITA’ “BEMOLLATE”

Per quanto riguarda le tonalità “bemollate”, prendiamo ad esempio la tonalità di Mib maggiore che ha 3 bemolli nell’armatura di chiave ed eseguiamo questo semplice passaggio.

  1. Osserviamo il penultimo bemolle partendo da destra (nel nostro esempio è un Mib)

Ecco trovata la tonalità (appunto tonalità di Mib maggiore)!

Ora che siete a conoscenza di questi due semplici trucchetti esercitatevi ad individuare a colpo d’occhio le varie tonalità!

 



Come suonare il Blues



Il Blues nasce come canto malinconico e nostalgico dei neri d’America (in inglese blue, tra i vari significati, ha anche quello di ”triste”), il blues si è esteso fino al jazz, e ne ha influenzato decisamente tutto lo sviluppo.

La forma più frequente del blues è strutturata su di uno schema di 12 battute in 4/4 o 12/8, suddivise in tre segmenti di 4 battute ciascuno. Anche per il blues, come per il ragtime o il boogie woogie, la parte ritmica è affidata completamente alla mano sinistra, mentre la mano destra esegue il tema e le improvvisazioni.

Contrariamente a quanto generalmente si crede, il blues (cantato o suonato) non è eseguito soltanto su tempi lenti. Esistono infatti, soprattutto nella forma strumentale, blues di tutti i tempi metronomici possibili.

Anche per questo stile, è fondamentale acquisire una efficace indipendenza ritmica delle due mani.

Come suonare il blues

Nella sua esecuzione più semplice, si adotta uno schema con 3 accordi, in genere di settima di dominante, costruiti rispettivamente sulla tonica, sulla sottodominante e sulla dominante.



La mano sinistra esegue un accompagnamento armonico-ritmico suonando con il mignolo la nota sulla tonica dell’accordo e con il dito indice suonando alternativamente il 5° ed il 6° grado  mantenendo sempre il mignolo sulla tonica.

Per chi suona il pianoforte, soprattutto agli inizi, le tonalità predilette sono la tonalità di Do, Fa e Sol. Il motivo per cui queste tonalità sembrano essere più indicate per suonare il blues o generi musicali affini è che nel pianoforte risulta più facile “acciaccare” alcune note fondamentali degli accordi.

Alla mano destra è affidato il compito di improvvisare utilizzando le note della scala di blues ed altri abbellimenti che si possono acquisire con il tempo e con la pratica ma anche attraverso l’ascolto delle esecuzioni di altri pianisti cercando di replicarne le sonorità.

 



Le Sigle degli accordi



Molti di voi ci hanno chiesto cosa significano e come si interpretano le sigle degli accordi che troviamo negli spartiti e sui canzonieri ma anche su quegli spartiti semplificati che possono essere scaricati da internet.

L’argomento è piuttosto complesso e per una spiegazione esaustiva presuppone la conoscenza delle scale, degli accordi, degli intervalli , la conoscenza dei gradi della scala di altre nozioni generali di armonia.

Cercando di semplificare al massimo l’argomento, iniziamo con il dire che le sigle degli accordi le troviamo rappresentate negli spartiti analogamente alla seguente illustrazione (clicca sull’immagine per ingrandire):

sigle degli accordi 1

Nell’esempio qui sopra possiamo trovare gli accordi indicati con la notazione anglosassone, visualizzabili nella parte superiore del pentagramma.

Oppure trovare gli accordi indicati con la nomenclatura delle note nel sistema Italiano, ubicate sopra o sotto il testo di una canzone come nell’esempio sottostante:

sigle accordi 2

Una prima cosa da puntualizzare riguardo alle sigle degli accordi è che esse rappresentano un sistema di stenografica musicale, ovvero un sistema rapido, semplice ed immediato rispetto alla classica rappresentazione degli accordi su un pentagramma:

La prima cosa che notiamo è che viene indicato il nome dell’accordo. Quasi mai, invece, viene indicato il tipo di rivolto da utilizzare, che, in un certo senso, viene lasciato alla libera interpretazione dell’esecutore.

A fianco al nome dell’accordo possiamo trovare un numero anche accompagnato da altri simboli o abbreviazioni, vediamo cosa significano e analizziamone alcuni tra i più utilizzati mediante l’impiego di immagini illustrative:

Sigle degli accordi - Do7

Il numero che troviamo a fianco dell’accordo indica il grado della scala (quindi la nota da aggiungere all’accordo). Nel caso dell’accordo di Do7 (nell’illustrazione sopra) suoniamo un accordo di Do con l’aggiunta del settimo grado minore, ovvero il Sib.



Sigle degli accordi - Re7+

Il caso del Re7+ (nell’illustrazione sopra) è simile al precedente: suoniamo un accordo di Re con l’aggiunta del settimo grado maggiore.

Sigle degli accordi - Mi con basso sol diesis

 

Nel caso dell’accordo indicato con la sigla Mi/Sol# (nell’illustrazione sopra) suoniamo un Mi maggiore sul primo rivolto.

Sigle degli accordi - Re minore 7 con basso di sol - 2

Nel caso dell’accordo indicato con la sigla Rem7/Sol (nell’illustrazione sopra) suoniamo un Re maggiore con la settima minore aggiungendo il basso di sol.

Sigle degli accordi - Accordo do con la quarta sospesa

Nel caso dell’accordo indicato con la sigla Do sus4 (nell’illustrazione sopra) suoniamo un accordo di Do maggiore con la quarta sospesa (il quarto grado va in sostituzione del terzo grado).

Questi sono soltanto alcuni esempi e si possono creare (costruire) moltissimi altri accordi più o meno complessi.

SIGLE DEGLI ACCORDI (SINTESI)

Ribadiamo ancora una volta che: le sigle degli accordi sintetizzano quale accordo dobbiamo suonare, quale nota aggiungere all’accordo (che viene indicata facendo riferimento al grado della scala), se alterare la nota aggiunta (# = diesis | b = bemolle | aug = aumentata | add = aggiunta | sus = sospesa).

NOTA: esistono svariati modi di scrivere le sigle degli accordi e non è raro che vengano scritti in modo errato, fuorviante o approssimativo.

Per una spiegazione molto ben dettagliata potete consultare la seguente pagina:
Sigle degli accordi 

Se vuoi sapere come si suona un qualsiasi accordo, scrivi un commento a fondo pagina e riceverai una risposta dal nostro staff!

 



I rivolti al Pianoforte



Molte persone ci chiedono cosa siano e a cosa servano i rivolti al pianoforte. Chi ha seguito le precedenti lezioni saprà che un accordo al pianoforte è formato da un insieme di note, in genere suonate simultaneamente. Tali note possono essere disposte in un ordine diverso dallo stato fondamentale.

 

Rivolto degli accordi 1

Ad esempio in una triade di Do maggiore la disposizione fondamentale è Do – Mi – Sol ma si possono avere anche i rivolti Mi – Sol – Do (denominato primo rivolto) e Sol-Do-Mi (denominato secondo rivolto).

I rivolti sono tanti quante sono il numero delle note utilizzate per formare l’accordo: in un accordo formato da 3 note (triade) vi sono 3 rivolti possibili, in un accordo formato da 4 note (quadriade) vi sono 4 rivolti possibili es.:

  1. Do – Mi – Sol – Sib
  2. Mi – Sol – Sib – Do
  3. Sol – Sib – Do – Mi
  4. Sib – Do – Mi – Sol

I motivi per cui il pianista fa ricorso ai rivolti sono essenzialmente due.



Il primo è di ordine pratico e serve al pianista per evitare di dover saltare continuamente da una parte all’altra della tastiera.

Se ad esempio dobbiamo suonare un accordo di Do alternandolo ad un accordo di Mim sarà sufficiente spostare di un semitono il dito che sta premendo il Do e portarlo sul Si per ottenere un accordo di Mim (secondo rivolto).

 

Rivolto degli accordi 2

Il secondo motivo per cui si utilizzano i rivolti al pianoforte è per una questione acustica: le note acute tendono a farsi udire meglio ed è per questo motivo che il canto (ovvero la melodia) tendenzialmente suona sempre nelle parti più acute rispetto agli altri suoni dell’ accompagnamento.

Nella tecnica jazzistica denominata “Block Chords” (“accordi a blocchi”) si utilizzano continuamente dei rivolti degli accordi mantenendo sempre la nota del canto nella posizione più acuta. In questo modo possiamo ottenere una melodia contemporaneamente sorretta dalla parte armonica.

 



Come suonare il Boogie Woogie



Il Boogie Woogie è uno stile pianistico derivato dal Blues, la sua caratteristica è un accompagnamento veloce e percussivo ed uno schema in 12 battute.

La mano sinistra esegue un controcanto ritmico e melodico, spesso ripetitivo, mentre alla mano destra è affidata la melodia. La mano sinistra mantiene il basso in continuo movimento e per questo motivo il classico giro di Boogie Woogie viene anche denominato “Walking Bass”.

Come suonare il Boogie Woogie

Qui sotto una classica linea di basso del Boogie Woogie.

 

Linea di basso Boogie-woogie

A differenza del Jazz, il Boogie Woogie (che in qualche modo è imparentato anche dal Ragtime) trova spesso spazio sulle partiture. Le parti scritte della mano destra, spesso servono ad introdurre il brano per le prime 12 misure ma poi è lasciata libera interpretazione ed esecuzione al pianista che può così improvvisare e giocherellare con trilli ed abbellimenti richiamando magari, di tanto in tanto, il tema principale indicato sulla partitura.



Tra i più famosi  pianisti che si cimentarono nell’esecuzione del Boogie Woogie troviamo: Albert Ammons, Pete Johnson e Meade Lux Lewis.

Qui sotto un giro di Boogie Woogie in Do, molto semplice, dove la mano sinistra esegue il basso ostinato e la mano destra suona di tanto in tanto accordi di settima.

Qui sotto un classico giro di Boogie Woogie pubblicato a scopo didattico.

Nel video sottostante, Meade Lux Lewis esegue un Boogie Woogie al Pianoforte.



Alouette – Brano facile al pianoforte



Chi inizia lo studio del pianoforte non vede l’ora di imparare a suonare qualche semplice melodia o qualche brano facile al pianoforte. Già, perché a differenza di strumenti come il Sassofono, la Tromba o il Violino (dove per emettere un suono intonato occorrono settimane o mesi di studio), nel pianoforte abbiamo la fortuna di ottenere subito note intonate (spetta infatti all’accordatore intonarle!).

Tra i brani facili al pianoforte troviamo Alouette, una canzone Franco-Canadese che è stata tramandata nei decenni fino ad arrivare ai giorni nostri.

Il pezzo si sviluppa su 3 accordi (Do, Fa, Sol) da suonare con la mano sinistra ed una semplice melodia da suonare con la mano destra (cliccare sull’immagine per ingrandire).



Alouette spartito



La diteggiatura al Pianoforte



La diteggiatura al pianoforte è fondamentale per l’esecuzione di scale, melodie e fraseggi che vanno oltre le 5 dita poiché ci permette di spostarci agevolmente sulla tastiera senza dover necessariamente saltare qua e la con le mani.

Per poter mettere un po’ di ordine e facilitare l’esecuzione dei brani si è pensato innanzitutto di assegnare un numero ad ogni dito della mano destra e della mano sinistra con il seguente ordine:

diteggiatura pianoforte

Come possiamo vedere nell’illustrazione qui sopra, i numeri assegnati alle dita sono speculari: 1 pollice, 2 indice, 3 medio, 4 anulare, 5 mignolo, sia nella mano destra che nella sinistra.

Quando suoniamo una scala o una sequenza di note al pianoforte che si protrae oltre i 5 tasti, dobbiamo inevitabilmente effettuare un passaggio di dita che ci permetta di coprire tutte le note che dobbiamo suonare.

In genere si utilizza il passaggio di pollice in particolar modo nelle scale ascendenti (mano destra) e discendenti (mano sinistra) oppure nelle scale di senso contrario si utilizzerà il pollice come un perno di sostegno per agevolare il passaggio delle altre dita.

Nel caso delle scale maggiori (che possiamo considerare la base delle altre scale) si seguiranno le seguenti diteggiature.



Diteggiature scale maggiori mano DESTRA

Il passaggio di pollice si effettua ogni volta che troviamo indicato il numero 1. Il numero tra parentesi indica il dito da utilizzare alla partenza dell’esecuzione di una scala ascendente.

Diteggiatura scala di Do, Re, Mi, Sol, La, Si
123 1234 1
Diteggiatura scala di Fa
1234 123 1
Diteggiatura scala di Sib
(2) 123 1234
Diteggiatura scala di Mib
(2) 1234 123
Diteggiatura scala di Reb/Do#
23 1234 12
Diteggiatura scala di Lab
23 123 123 (si aggiunge il 4 per proseguire la scala sia ascendente che discendente)
Diteggiatura scala di Solb/Fa#
234 123 12

Diteggiature scale maggiori mano SINISTRA

Diteggiatura scala di Do, Re, Mi, Fa, Sol, La
(5) 4321 321
Diteggiatura scala di Si
(4) 321 4321
Diteggiatura scala di Reb, Mib, Lab, Sib
321 4321 3
Diteggiatura scala di Solb/Fa#
4321 321 4

Alcune nozioni e regole di base per una corretta diteggiatura:

  • Ogni scala ha una sua diteggiatura
  • Esistono moltissime scale e di conseguenza moltissime diteggiature differenti
  • Le diteggiature differiscono quasi sempre tra la mano destra e la mano sinistra
  • Su alcuni spartiti vengono indicate anche le diteggiature. In assenza di indicazioni si seguiranno le regole delle diteggiature di base (scale maggiori/minori) con il passaggio di pollice in direzione ascendente e/o discendente.
  • Se possibile evitare di suonare i tasti neri del pianoforte con il dito pollice e con il dito mignolo. Per i tasti neri si utilizzano quasi sempre indice, medio e anulare perché sono più lunghi.

 



Le scale al Pianoforte



Una scala musicale è una sequenza di note (in senso ascendente o discendente) che seguono intervalli prestabiliti. Di scale ve ne sono moltissime e in questo articolo vedremo le 3 più utilizzate (che rappresentano anche la base per la costruzione di altre scale).

La scala più semplice che possiamo eseguire al pianoforte è la Scala Cromatica o Scala Semitonale. Questa scala, a differenza delle scale diatoniche che vedremo più avanti, non procede per toni ma per soli semitoni.

La scala cromatica partendo dalla nota Do, in senso ascendente sarà composta dalle seguenti note:
Do – Do# – Re – Re# – Mi – Fa – Fa# – Sol – Sol# – La – La# – Si – Do

La scala cromatica partendo dalla nota Do, in senso discendente sarà composta dalle seguenti note:
Do – Si – Sib – La – Lab – Sol – Solb – Fa – Mi – Mib – Re – Reb – Do

Tra le scale più utilizzate (e conosciute) vi è la Scala Diatonica Maggiore formata dalle note:
Do – Re – Mi – Fa – Sol – La – Si  – Do

Possiamo costruire qualsiasi scala Maggiore seguendo questa semplice regola:
Nota di partenza – 1 Tono – 1 Tono  – 1 Semitono – 1 Tono – 1 Tono – 1 Tono – 1 Semitono

Costruzione scala maggiore

Nella scala diatonica maggiore, l’intervallo di un semitono si trova tra il 3° ed il 4° grado e fra il 7° e l’8°; l’intervallo di un tono si trova fra tutti gli altri gradi. Di conseguenza la disposizione dei suoni nella scala maggiore viene fatta nel seguente ordine: due toni, un semitono, tre toni, un semitono.



Il primo grado è la nota che serve di base alla scala; si chiama perciò nota fondamentale o nota primordiale. Da questa prende nome la scala stessa. Quindi la scala sopraindicata sarà detta scala di Do.

Ogni grado della scala può a sua volta diventare nota fondamentale di una nuova scala. Si potrà ottenere quindi la scala di Re, di Mi, di Fa, ecc., ecc., se le basi delle nuove scale saranno rispettivamente le note Re, Mi, Fa, ecc., ecc., e se i suoni saranno disposti col medesimo ordine di quelli della scala di Do.

Per ottenere questa eguaglianza di disposizione nei gradi delle diverse scale che si vogliono formare, sarà necessario innalzare o abbassare qualche suono, mettendo davanti alle note i rispettivi segni d’alterazione.

Perché la scala di Re riesca uguale a quella di Do, si dovranno innalzare di un semitono le note Fa e Do.
Per la scala di si dovranno innalzare di un semitono le note Fa, Sol, Do, Re.
Per la scala di Fa si abbasserà di un semitono la nota Si.
Per la scala di Sol si innalzerà di un semitono la nota Fa.
Per la scala di La si innalzeranno di un semitono le note Do, Fa, Sol.
Per la scala di Si si innalzeranno di un semitono le note Do, Re, Fa, Sol, La.

La scala di Do è dunque considerata come scala modello, mentre le altre non sono che una ripetizione di questa. Vale a dire che la scala vien trapiantata (trasposta) in un tono più o meno acuto.

La parola tono in questo caso, si riferisce al punto d’intonazione sul quale la scala ha la sua base. Si dirà quindi tono di Do, tono di Re,.ecc., ecc., per indicare il grado di elevazione sul quale si erige la scala.

Ogni suono naturale o alterato può essere nota fondamentale di una scala. Ne consegue che il numero dei toni sia abbastanza rilevante. I toni si distinguono fra loro, oltre che per la posizione relativa all’ intonazione, anche per la quantità delle alterazioni necessarie per formare la scala.

La scala di D0 è formata di suoni tutti naturali. Immaginiamo questa come centro e da questa ascendiamo e discendiamo con
una progressione di quinta. Ad ogni quinta di distanza dal Do troveremo la base di nuove tonalità, le quali avranno tante alterazioni quante sono le quinte che le divide dal Do stesso. Nella progressione ascendente avremo le tonalità, dei diesis; nella progressione discendente quelle dei bemolli.



Denominazione dei gradi della Scala



I suoni della scala si chiamano anche Gradi e sono: Gradi congiunti, quando si succedono l’un l’altro, Gradi disgiunti, quando si succedono in linea saltuaria. La distanza tra qualunque di questi gradi della scala si chiama intervallo.

Ciascun grado della scala riceve una denominazione speciale, che qualifica l’importanza che ha relativamente alla scala stessa. La nota primordiale (1° grado) è la più importante per la relazione e la maggior attrazione che esercita sugli altri gradi. Si chiama tonica perché è la nota fondamentale del tono.

Il quinto grado, per il suo frequente impiego nelle melodie e per la sua posizione centrale, dalla quale può dominare gli altri gradi, viene chiamato dominante.



Mediante è il terzo grado che sta in mezzo fra tonica e dominante. Si denomina anche caratteristica o modale, perchè determina il carattere della scala; Sensibile è il nome che vien dato al settimo grado per la sua spiccata sensibilità a risolvere sulla tonica, che lo attrae.

Gli altri gradi subiscono la determinazione del loro vicino più importante con l’aggiunta della particella sopra o sotto, a seconda se si trovano sopra o sotto ad essa.

1.° grado – Tonica
2.° grado – Sopratonica
3.° grado – Mediante, Modale o Caratteristica
4.° grado – Sottodominante
5.° grado – Dominante
6.° grado – Sopradominante
7.° grado – Sensibile

In una scala diatonica maggiore di Do, il primo grado sarà il Do, il secondo grado il Re, il terzo Mi, il quarto grado il Fa etc. con la stessa successione (di note) che troviamo in ogni scala maggiore.